I nano-cibi nel piatto sono sicuri? L’Europa vuole vederci chiaro

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I nano-cibi nel piatto sono sicuri? L’Europa vuole vederci chiaro

Con il nuovo regolamento in vigore dal 2018, l’Unione Europea punta sui controlli per valutare la sicurezza delle nanotecnologie applicate all’alimentazione

Le nanotecnologie sono la nuova frontiera in campo alimentare. Grazie ai nanomateriali ingegnerizzati in laboratorio, grandi pochi milionesimi di millimetro, è possibile migliorare il gusto e l’aroma dei cibi, la loro consistenza e perfino la conservazione. Le nanoparticelle possono rendere gli alimenti più nutrienti, ad esempio incapsulando le vitamine in modo che arrivino integre nell’organismo. Possono essere usate anche per produrre confezioni “intelligenti”, capaci di mantenere più a lungo gli alimenti e di avvisarci se il contenuto è andato a male. Davvero un sogno per i consumatori. Ma c’è il rischio che questo sogno si trasformi in un incubo? Insomma, quanto sono sicuri i nanomateriali se finiscono nel nostro piatto?

Ad oggi ne sappiamo davvero poco, ed è per questo che l’Unione Europea ha deciso di puntare tutto sui controlli: lo ha fatto elaborando un nuovo regolamento ad hoc, in vigore dal primo gennaio 2018, che inserisce i nanomateriali ingegnerizzati nelle categorie di ingredienti alimentari disciplinate. Ciò richiederà una preventiva valutazione sulla loro sicurezza da parte dell’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare. Due gli aspetti meritevoli di attenzione: l’inclusione dei nanomateriali fra i “novel food” (cioè fra gli ingredienti alimentari per i quali non esiste al momento un consumo abituale) e la necessità di metodi aggiornati per valutare gli aspetti di sicurezza legati alla dimensione “nano”.

E’ proprio questa, infatti, l’incognita più rischiosa per la nostra salute: le dimensioni infinitesimali dei nanomateriali possono facilitarne l’assorbimento e la diffusione nell’organismo con meccanismi al momento sconosciuti. Non bisogna poi dimenticare che le nanoparticelle sono anche più reattive rispetto alle particelle più grosse, proprio perché sono dotate di una superficie esposta maggiore.

«A fronte delle indiscutibili opportunità offerte, si configurano tuttavia potenziali rischi che richiedono un’attenta quanto complessa valutazione», spiegano gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), impegnati da anni nello studio delle ricadute dell’impiego di nanomateriali sulla sicurezza alimentare e sulla salute dei consumatori. «L’attività di ricerca è indispensabile – aggiungono – per sviluppare e standardizzare metodi di analisi e di test innovativi. I nanomateriali presentano infatti il caso nuovo e unico di sostanze la cui tossicità dipende in gran parte dalle caratteristiche associate alla dimensione e alla forma delle particelle».

Le conseguenze sono ancora tutte da valutare, e il problema non riguarda solo i nanomateriali che finiscono intenzionalmente nel piatto, perché usati esplicitamente come additivi alimentari. Va infatti prestata molta attenzione anche ai nanomateriali che derivano dai processi produttivi, e che possono provenire da pesticidi, mangimi e materiali a contatto con i cibi. «Ad oggi – proseguono gli esperti dell’ISS – viste anche le conoscenze limitate in materia e l’esigua disponibilità di specifici test e metodi per valutarne i possibili rischi, la sicurezza dei nano-cibi resta per la scienza una delle sfide più attuali».

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Fonte:qui

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